Autore Topic: AMARCORD VIOLA !  (Letto 50779 volte)

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AMARCORD VIOLA !
« Risposta #15 il: Gennaio 20, 2007, 01:04:57 pm »
SETTEBELLO 1965
www.settebello.org
La nascita e i primi anni

Il club venne fondato ufficialmente il 3 luglio del 1965, ma già molti mesi prima era cominciata l'affannosa ricerca dei soci, dei consiglieri e della sede. Il nome Settebello fu scelto come omaggio ai grandi numeri 7 che avevano vestito la maglia viola, ovvero Julinho e Hamrin. La prima sede era in via de' Renai, nel Bar di Rinaldo Cecchi.

Citazione da: "Il Magnifico"

Il SETTEBELLO si distinse ben presto (dopo appena due mesi eravamo già 70 soci), sia per la frequenza ed il tifo in curva Fiesole, sia nelle trasferte in cui eravamo tra i più numerosi, sia infine per alcuni felici iniziative come la stampa del MAGNIFICO e quella tipica caratteristica di accettare anche soci esterni, che il Centro di Coordinamento indirizzava preferibilmente a noi, conoscendo la nostra buona organizzazione: soci di Vicenza, di Pavia, di Milano, di Siracusa, di Trento e perfino stranieri (Malta e Londra) impegnarono a fondo la nostra segreteria per la frequente corrispondenza.


Il primo campionato di vita del club vide lo striscione presente in tutte le partite casalinghe (campionato e coppa Italia).

Citazione da: "Il Magnifico"

Anche nelle partite esterne, l'indice di presenza del club deve considerarsi positivo: infatti, ad eccezione di Cagliari, Catania e Foggia (campi, questi, purtroppo difficilmente raggiungibili, soprattutto per motivi di ordine "cronologico"), la nostra voce si è fatta sentire in tutte le altre trasferte, attraverso una rappresentanza di soci da un minimo di 10 ad un massimo di 60.


Lo striscione del club prese subito posto in Curva Fiesole, nel cosiddetto "curvino", ovvero nella parte finale di curva confinante con la Maratona. Fu il primo club ad andare in Fiesole, mentre tutti gli altri si collocavano in Curva Ferrovia. Il motivo era puramente economico: la Fiesole, essendo sempre contro sole, aveva i biglietti meno cari. L'altro storico club del tifo viola, il Vieusseux, scelse invece di posizionarsi in Curva Ferrovia, che a quel tempo raccoglieva più tifosi.

Citazione da: "Il Magnifico"
Lo spazio esiguo favoriva la compattezza del tifo e permetteva un incitamento chiassoso e costante. In quei tempi il tifo era agli albori ed a incitare costantemente la squadra erano veramente in pochi.
Il Settebello nacque per dare più compattezza al tifo, soprattutto nelle trasferte, che negli anni '60 erano affrontate da poche tifoserie. Lo striscione del Settebello apparve così nei luoghi più lontani, con l'idea che la trasferta in gruppo debba essere un modo per passare in allegria un viaggio altrimenti noioso. La Fiorentina, essendo la squadra di Firenze, meritava (e merita) un tifo passionale e costante che non deve essere secondo ad alcuno. Così, anche se sul campo la squadra deludeva le attese, noi c'eravamo, a sostenerla ed a portare alto ovunque il simbolo di Firenze nel calcio.


La Curva Fiesole diventò sempre più il punto di riferimento del tifo viola, così dopo qualche anno anche il Vieusseux raggiunse gli altri gruppi e contribuì alla crescita del tifo.

Ecco un altro piccolo ricordo viola, tratto dal mensile Alé Fiorentina del Novembre 1966.

Citazione da: "Alè Fiorentina"
A Venezia c'erano proprio tutti (o quasi). Pensate 31 pullman organizzati [...] per quasi 1500 persone, un treno di 14 vetture, macchine quanto ne volete, uno stadio che sembrava il Comunale, striscioni, bandiere, trombe, fischietti! A fare un elenco degli striscioni che abbiamo visto ci vorrebbe una pagina intera! E poi S.Marco! Piena di noi, piena di bandiere viola [...]. [...] non si aspettavano mai una tale invasione di tifosi (abbiamo messo in crisi anche il Servizio vaporetti per il rientro da Sant'Elena!!!).


Sempre da Alé Fiorentina dell'epoca:

Citazione da: "Alè Fiorentina"

Presenze in trasferta del 7Bello nell'anno 1966/67 fino al 4 Aprile:
Brescia 54, Venezia 87, Bologna 60, Milano (Milan) 40, Torino (Toro) 31, Ferrara 26, Bergamo 34, Roma (Lazio) 47, Torino (gobbi) 39, Mantova 47, Vicenza 39. Totale 504. A questo numero vanno aggiunte le presenze dei soci esterni del club di Trieste, Vicenza, Roma, Genova, Lombardia, Torino per un totale di 104. Il numero totale di partecipanti alle trasferte del Settebello assomma a 608.



Nel 1968 il club acquista la denominazione "SETTEBELLO-MARZOCCO", a causa della fusione col Viola Club Marzocco, per tornare in seguito alla denominazione originale.

Nel 1969 nasce una sezione "under 16" del club, il Settebello Junior, che si scioglierà nel 1973 per dar vita ad un gruppo storico del tifo viola: gli ULTRAS. Allo stadio erano riconoscibili dallo striscione "Superstars Supporters".

Nel 1978 nasce il Collettivo Autonomo, nei primi tempi il nostro club per aiutarlo gli dà ospitalità nella propria sede e sulla propria balaustra, per cui lo striscione del Collettivo veniva posizionato sopra al nostro. I primi tempi non furono facili per il CAV perché gli ULTRAS non vedevano di buon occhio un gruppo emergente, però dopo un po' le cose si rappacificarono perché il bene comune era il sostegno alla Fiorentina.

Gli anni '90

Il club è sempre presente nelle trasferte, dai 9 di Bistrita in Coppa Coppe '96/97 ai grandi esodi per le trasferte più facili. "Con i viola ovunque e sempre", come recita il motto di un'adesivo fatto per i 25 anni del club.
2003/2004

Il Settebello è collocato in Curva Fiesole fra il Collettivo Autonomo e il Gruppo Fiorenza (che ha preso il posto della Vecchia Guardia, scioltasi dopo la partita Fiorentina-Triestina), nella parte centrale della curva.
La stagione si è presentata da subito molto caotica, con la Fiorentina buttata in B dopo la promozione in C1 dallo stesso Carraro che aveva salvato Lazio, Roma ed altre società. Ci ritroviamo così una tifoseria spaccata fra chi non vuole accettare questo regalo, ritenendolo un insulto, e chi invece lo considera come un risarcimento per essere stata l'unica grande città a pagare i mali del calcio.
Con il proseguire del campionato la situazione del tifo continua ad essere tesa, il club Signoria si scioglie, così come "ì Branco" mentre le Bandane si trasferiscono in Curva Ferrovia.
Alcuni ex-soci dello sciolto Signoria formano un nuovo club: i Guelfi.

2004/2005

Dal 2004/05 il Settebello non fa più parte dell'ATF (Associazione Tifosi Fiorentini), associazione nata nel 1997 per riunire i gruppi delle due curve fuoriusciti dal Centro di Coordinamento. L'ATF è attualmente guidata dall'inossidabile Walter Tanturli e raggruppa praticamente i club di Curva Ferrovia. L'ATF svolge gli stessi compiti dell'ACCVC e gestisce con questi la distribuzione di biglietti per incontri casalinghi e in trasferta, però separatamente dall'ACCVC.

Per iniziativa del CAV (uscito dall'ATF due stagioni fa) nasce il Progetto Curva Fiesole, di cui fanno parte alcuni club di curva (CAV, Fiorenza, Marasma ed altri). Il Gruppo Storico vi entra ad Aprile 2005, uscendo dall'ATF. Mentre per il momento il 7Bello resta fuori da qualsiasi associazione.

Le Bandane si sciolgono dopo la partita Fiorentina-Inter, nella quale i gruppi di Fiesole sono ospitati in Curva Ferrovia a causa di lavori di rifacimento.

Questo campionato si sta rivelando come uno dei più bui della storia del tifo viola, con presenze risicate in trasferta e apporto vocale scarsissimo nelle gare casalinghe.
I Guelfi (ex-Signoria) si sciolgono e gran parte dei loro soci forma il gruppo Urban Crew. Il Gruppo Storico, formato da ex-soci dei vecchi ULTRAS, si posiziona sulle scalette dopo Campi999, mentre gli Alterati portano un po' di vivacità in un settore storicamente morto della Fiesole.

A fine campionato alcuni soci dei Vieusseux confluiscono nel Collettivo. A luglio il Direttivo XVIII Aprile, da 10 anni in Curva Ferrovia, decide di sciogliersi per problemi di autofinanziamento della propria attività.

Il Settebello condivide balaustra e settore con gli ACAB e Gruppo Roma, con questi due gruppi mantiene un legame molto stretto anche nelle trasferte.

Situazione attuale, maggiori gruppi in ordine alfabetico:

Curva Fiesole
    ACAB, Aficionados, Alterati, Brigata Marco Ballerini, Campi, Collettivo, Fiorenza, Gruppo Storico, Marasma, Piagge, Settebello, Signa, Vessillo.
Curva Ferrovia/Marione
    Direttivo, Incorreggibili, Korps, Stati Liberi del tifo, Vieusseux.

Il 7B festeggia i 40 anni di attività
Coreografia 7B

Coreografia per i 40 anni del club

Per Fiorentina-Atalanta il 7Bello ha organizzato una coreografia autofinanziata che coinvolgeva l'intera curva, distribuendo circa 9000 bandierine viola e innalzando un bandierone copricurva con la scritta 7B 1965. Ringraziamo tutti i tifosi viola per aver collaborato nella perfetta riuscita della coreografia.

Nell'ultima partita casalinga del campionato, contro il Brescia, abbiamo offerto gratis da bere del buon vino Chianti (cantine Antinori) a tutti i tifosi della Fiorentina portando un furgoncino carico di cartoni di "rosso" dentro la Curva Fiesole a fine gara. Peccato che quando ormai non c'era quasi più nessuno alcuni poliziotti in borghese romani abbiano voluto rovinare la festa e abbiano usato persino dei lacrimogeni per disperdere la gente.
2005/2006

Dallo scorso campionato è nato il Progetto Curva Fiesole, voluto dal Collettivo Autonomo Viola, di cui anche il 7B dal campionato 2005/2006 fa parte.

Per problemi di sussistenza economica si scioglie il Direttivo, da anni uno dei gruppi trainanti del tifo in Curva Ferrovia.
2006/2007

La stagione è iniziata col ritiro di Folgaria dove il 7B si è presentato per 3 giorni in ben 14 unità. Successivamente abbiamo seguito la squadra a San Piero a Sieve improvvisando una cena nel parcheggio dell'albergo della Fiorentina.

Rispetto alla passata stagione il club ha rinnovato notevolmente le proprie fila con l'ingresso di nuovi soci che si stanno mettendo in evidenza per idee e voglia di fare; anche la sede ha subito molte migliorie.

I soci attuali sono già più di 230. Le iscrizioni per il 2006/2007 ancora aperte, con la tessera che costa 10,00 EUR viene dato in omaggio a scelta un cappellino o una bandana.

Accanto a noi dall'inizio del campionato ha fatto la sua comparsa il nuovo gruppo Firenze Ultras - composto fra l'altro da alcuni ex soci del 7Bello - che sta dando un notevole apporto all'incitamento della squadra.

In occasione della trasferta di Livorno abbiamo organizzato un intero pullman più varie auto.
Nella partita interna contro il Parma è venuto a trovarci Max di Verona (ex B.G.) con Alberto e Roberto (del Bulldog Bar di VR). Il materiale del Verona che ci hanno portato è adesso in vendita presso la nostra sede.

Nella partita col Catania è riapparso su un pennone della curva un nostro bandierone.

Nella partita casalinga con la Lazio i Firenze Ultras non attaccano lo striscione e non salgono nel loro settore, che resta vuoto per tutta la gara. Durante la settimana precedente l'incontro circa 100 di loro hanno subito perquisizioni domiciliari.

Rapporti con altre tifoserie


I gemellaggi sono quelli del resto della tifoseria viola: Torino, Verona e Catanzaro. Il 7Bello è stato talvolta presente al fianco di granata e veronesi, sia nelle loro partite casalinghe sia nelle trasferte.
L'amicizia con i portoghesi dello Sporting

Oltre a queste tifoserie il Settebello dal 1996 ha un gemellaggio con la tifoseria dello Sporting Club di Lisbona. In principio i rapporti furono instaurati con il gruppo guida della loro curva, ovvero la Juventude Leonina. Successivamente molti esponenti di spicco della Juventude uscirono dal gruppo e dettero vita ad un altro club, il Directivo Ultras, che da allora è diventato il nostro punto di riferimento per il tifo biancoverde. L'amicizia si è consolidata negli anni con reciproci scambi di visite in varie occasioni. La grossa bandiera che sventoliamo in balaustra dal 2004 ci è stata donata proprio dai nostri amici biancoverdi.


La parentesi livornese

Nel 1998 sboccia ufficialmente (anche se c'erano stati molti contatti amichevoli negli anni precedenti, sin dagli anni '80) l'amicizia con i tifosi del Livorno. Gli scambi di visite sono molto frequenti anche grazie alla relativa vicinanza fra le due città. Il nostro club è stato un po' l'apripista dell'amicizia con i livornesi, essendo stato il primo a mettere lo striscione in Curva Nord.
Negli anni 1999/2000/2001 ci sono stati molti scambi di visite fra il nostro gruppo e i gruppi delle due curve livornesi. Lo striscione del 7Bello (ma non solo il nostro) è apparso così in varie gare giocate dal Livorno (anche in trasferta), così come sempre più spesso si sono visti striscioni livornesi sia in Curva Fiesole che in Curva Marione, così come in alcune trasferte (anche quelle lontane come Venezia, Salerno, Milano, Spalato nel '99).
Nel 2002 il gemellaggio coi livornesi si è trasformato in amicizia, ovvero avvenivano reciproche visite (anche se meno frequenti di prima) ma senza portare gli striscioni.
Dal 2004 si può parlare di fine dei rapporti ufficiali fra le due tifoserie, mentre rimangono alcune amicizie personali.

Andrea

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Foto CAV
« Risposta #16 il: Gennaio 20, 2007, 07:39:42 pm »
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« Risposta #17 il: Gennaio 20, 2007, 07:42:26 pm »


...Il club cresce sempre di più e cominciano a nascere e proliferare le sezioni, vere e proprie appendici vive e pulsanti decentrate da Firenze, tra le più importanti senza dubbio vi sono quella del Valdarno, Quinto e di Pistoia. Da segnalare in questo periodo, la grande coreografia organizzata per il rientro in campo di Antognoni (dopo il secondo grave infortunio che ha segnato la sua carriera).
Durante Fiorentina-Bari la” Fiesole” si colora di viola con delle grandi strisceverticali. Tra le trasferte da ricordare troviamo quella di Cesena: dove si registrarono gravi incidenti, quella di Milano: dove ci imponiamo 0-2 sul Milan. Quella di Milano si conferma sempre di più una trasferta particolarmente “sentita” dalla nostra curva. In questo periodo oltre alla cessione di Nicola Berti (allora idolo della curva), avviene anche la cessione della nostra bandiera: Giancarlo Antognoni. Tutto questo accentuerà ancora di più la frattura insanabile che si era creata tra i Pontello e Firenze. Tra i tanti aspetti della vita del Collettivo, in questo periodo c’è anche quello del rapporto con Roberto Baggio, grande speranza per una tifoseria in grave crisi d’astinenza di vittorie. Baggio per tutti è l’erede designato di Antonio nel cuore dei tifosi, per alcuni ragazzi del Collettivo era più che un giocatore della Fiorentina, era un amico, dato che gran parte del tempo libero lo passavano insieme. La squadra nella stagione 88/9 torna ad essere competitiva e a regalarci qualche soddisfazione in più, si qualifica per un posto in Coppa UEFA ed esprime un bel gioco. ....
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« Risposta #18 il: Gennaio 20, 2007, 08:42:15 pm »
Firenze 1978 significa “Collettivo Autonomo Viola”. 1978 significa un’epoca in cui i valori dell’essere ultrà rappresentavano una sfida ed una volontà decisa di essere contro, di essere un passo avanti a tutti, di anteporre la fede ai propri interessi e vivere sette giorni su sette da guerrieri. La fede per la “nostra” Fiorentina, la migliore città del mondo come unico credo e ragione di vita. !978 significa tornare a quelle foto sbiadite, in bianco e nero, popolate di ultras in mimetica e basco viola, fumogeni  a barattolo e sciarponi in lana grezza. 1978 significa andare in corteo a Bologna o a S.Siro senza scorta, sfilando per le vie del centro assiepati dietro a quel telo di stoffa viola. 1978 significa la pioggia di coriandoli e di cartate che sommergevano gradoni sotto un tripudio di bandiere viola. 1978 significa striscioni artigianali attaccati alle scalette rosse di una curva che non c’è più. Ma 1978 significa anche un epoca che molti ragazzi che popolano la Fiesole oggi non si immaginano nemmeno, data la diversità del “pianeta calcio” di allora da quello di adesso. Collettivo Autonomo Viola significa aver coniato un nome che è solo il nostro, che non teme imitazioni e che combatte contro tutto e tutti per la gloria di un amore che non conoscerà mai sconfitte. Collettivo vuol dire “CURVA FIESOLE”, la più bella curva del mondo, senza smentite, senza pubblicità gratuita, senza mancare di rispetto a nessuno, né a quelli che c’erano prima di noi (e che la Fiesole l’hanno fatta), né a quelli che sono ancora oggi con noi. Collettivo significa il tifo a Firenze. Collettivo significa dedicare la propria curva e un’intera coreografia al Capitano, Antonio, l’immortale, l’unico vero 10. Collettivo significa  studiare in archivio  cartoline e fotografie e riprodurre in scala i nostri monumenti e disegnarli con ventimila cartoncini lasciando il mondo intero a bocca aperta ad ammirarci. Collettivo vuol dire diecimila cuori che palpitano all’unisono. Collettivo vuol dire essere diffidati, pedinati, braccati, spiati, minacciati solo per aver difeso il proprio amore. Collettivo vuol dire solidarietà e ricordo di chi, per la Fiorentina o per la vita, ha subito un dramma o un sopruso. Collettivo significa il rispetto e la stima anche dei nemici, quelli veri, quelli leali, quelli che sanno il valore della parola “ultras”, quelli che ci hanno sempre riconosciuto. Collettivo significa essere viola nei momenti in cui dominavamo in Italia e in Europa come quando siamo precipitati all’Inferno. Collettivo significa riconoscere le proprie sconfitte e non enfatizzare le proprie vittorie, perché cosi è la norma. Collettivo significa evitare gli errori commessi e cercare di essere sempre all’altezza di un mito che non vedrà mai la fine. Collettivo significa sacrificio di affetti, di donne, di svago, di ore di sonno, di migliaia di quattrini, di libertà. Collettivo significa anche essere sparlati, additati, invidiati, giudicati di continuo. Collettivo significa prendere le botte, darle e non arretrare di un metro. Collettivo significa che questo pezzo di stoffa deve essere difeso in ogni modo, ad ogni costo, contro chiunque, avversari o divise blù che siano. Collettivo significa che tutti i giocatori che hanno vestito questa gloriosa casacca, dopo ogni goal, dopo ogni trionfo, dopo ogni amarezza, dopo ogni lacrima si voltino verso di noi sapendo che NOI SIAMO FIRENZE! Collettivo sono anche le lacrime per chi ci ha lasciato contro voglia e che ci porteranno per sempre nel loro cuore arido di professionisti del pallone. Collettivo significa la goliardia, l’ironia tagliente, lo sberleffo che solo Firenze sa regalare indifferentemente che il momento sia di gioia o di dolorosa sconfitta. Collettivo è il boato che si alza irrefrenabile per 90 minuti e più e sostiene sempre e comunque vada la sua idea, la sua passione, la sua forza. Collettivo è la fede nel cuore ed il coraggio nella lotta. Collettivo vuol dire rispetto per chi ci ha sempre dimostrato amicizia lealtà, i nostri fratelli gemellati  a cui mai volteremo le spalle come tento di moda va oggigiorno. Collettivo vuol dire rispetto per il nemico che ci ha sempre dimostrato rispetto e lealtà. Collettivo vuol dire non cedere al fascino di tante infatuazioni e mode passeggere ma rimanere fedeli a se stessi attraverso gli anni. Collettivo vuol dire inventare nuovi modi di fare tifo e sostenere la squadra, vuol dire essere un modello da imitare. Collettivo vuol dire lasciare vuota la nostra curva, con la morte nel cuore, pur di vedere finire l’osceno spettacolo che ci ha trascinato nel baratro. Collettivo vuol dire difendere sempre e comunque la nostra città contro chi osa infamarci, deriderci o crede di poter venire a Firenze a fare i propri comodi. Collettivo significa i volti, gli occhi, l’amicizia di migliaia di ragazzi che si sono conosciuti, sono cresciuti, sono diventati uomini insieme. Collettivo vuol dire il sorriso e il ricordo di chi non è più con noi, ma che da lassù ci guida ogni domenica. Collettivo significa un gruppo di amici con la viola nel cuore oltre gli steccati delle classi sociali e delle divergenze politiche. Collettivo significa aver lasciato arraffoni e politicanti fuori dai cancelli della “Fiesole”. Un’unica fede, un unico obbiettivo: la Fiorentina. Collettivo significa Barcellona, Londra, Kiev, Spalato, Roma, Milano, Napoli, ma significa anche Licata, Palermo, Cosenza, Salerno, Castel di Sangro, Imola, Gualdo ecc. Collettivo vuol dire ribellarsi alle ingiustizie e non piegare mai in capo. Collettivo significa non curarsi di nessuno e andare avanti per la propria squadra, contro il palazzo, contro l’arroganza, contro le ingiustizie. Collettivo vuol dire rialzarsi in piedi e ricominciare a lottare, come se fosse sempre la prima volta. Indomiti guerrieri, leoni nel nome di Firenze: “…si innalzi l’effige dell’indiano, eterno emblema del Collettivo…”
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« Risposta #19 il: Gennaio 20, 2007, 09:00:35 pm »
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« Risposta #20 il: Gennaio 20, 2007, 09:02:51 pm »
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L'eliminatore

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« Risposta #21 il: Gennaio 22, 2007, 10:37:47 pm »
Citazione da: "Andrea"


Il quarto in piedi da sinistra è uno dei massimi esempi di attaccamento alla maglia viola: arrivato a Firenze a venti anni, Giuseppe "Pino" Brizi, detto il Beckenbauer dei poveri, ha disputato 14 campionati in viola e con la casacca gigliata ha chiuso la carriera

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« Risposta #22 il: Gennaio 22, 2007, 10:50:51 pm »


1926 - La prima formazione della Fiorentina

1939-40 La coppa Italia arriva a Firenze





1956 - Il primo scudetto (torneremo torneremo.....)



I gigli nella storia viola

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« Risposta #23 il: Gennaio 22, 2007, 10:52:03 pm »


Altri gigli




La festa scudetto nel 69

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« Risposta #24 il: Gennaio 22, 2007, 10:53:50 pm »



I supporters a como (87/88) con uno degli striscioni ironici più famosi

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« Risposta #25 il: Gennaio 23, 2007, 02:35:05 pm »
io ho trovato un sito carino con belle foto purtroppo non so come pubblicarle se vi interessa il sito è questo
http://xoomer.alice.it/violaultras/_sgt/f10000.htm
ww.bomberiniviola.altervista.org

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« Risposta #26 il: Gennaio 23, 2007, 09:00:32 pm »
In un momento in cui un giocatore di fascia ci servirebbe come il pane, giusto ricordare la più grande ala che abbia mai vestito la casacca Viola.

Julio Bothelo "Julino"

Julio Botelho detto Julinho (San Paolo del Brasile, 29 luglio 1929 - San Paolo del Brasile, 11 gennaio 2003) è stato un calciatore brasiliano.
Considerato, dopo Garrincha, la migliore ala destra del calcio Brasiliano (e forse mondiale) ha legato indissolubilmente il proprio nome al primo storico scudetto conquistato dalla Fiorentina nel campionato 55-56.

Magro, longilineo, baffetti alla Clark Gable: Julinho, figlio di un droghiere di San Paolo, fece il suo esordio nel Luglio del 1950 nella Juventus, una squadra minore di San Paolo, per poi passare, sette mesi dopo, per circa 400 mila lire dell'epoca, alla più blasonata Portuguesa. In maglia rossoverde Julinho gioca stagioni di ottimo livello ( 191 partite e dieci gol e due tornei di Rio e San Paolo conquistati, 1952 e 1955) mettendosi in luce non solo come giocatore di classe ma anche per la sua estrema correttezza, tanto da ricevere un premio dalla lega arbitrale brasiliana, per non aver ricevuto in tre anni neanche un cartellino giallo. Pezzi forti del suo repertorio sono una magistrale finta di, corpo capace di sbilanciare l'avversario diretto senza toccarlo, e la precisione del suo piede destro negli assist e nei cross, famosi i suoi traversoni "a pelo d'erba", doti che lo porteranno a disputare con la Seleçao, i campionati del mondo di calcio del 1954. In maglia verde oro Julinho conterà complessivamente 31 presenze e 13 reti.
Il calcio italiano notò presto quel brasiliano dall'aria compassata, e già nel 1951 l'Inter tento di ingaggiarlo durante una tournée europea della Portuguesa. Fu però la Fiorentina ad aggiudicarselo nel 1955 per la somma, allora altissima, di 5.500 Dollari. Provvidenziale fu per il tesseramento, la scoperta, discussa, di un avo lucchese, tale Bottelli, nell'albero genealogico del campione brasiliano, che poté essere quindi acquistato come oriundo. Julinho, attaccatissimo al proprio paese (al punto di rifiutare la convocazione al mondiale del 1958 per non togliere il posto a compagni che giocavano in Brasile) rifiutò sempre di indossare i colori azzurri.
In maglia viola Julinho disputò 89 incontri marcando 22 reti. Leggendari i suoi assist pennellati per il centravanti Virgili e i duelli che ingaggiava con i terzini avversari. Colpito dalla Saudade il campione lasciò nel 1958 la maglia viola per fare ritorno in patria per i colori del Palmeiras con i quali giocò fino al 1967 per complessive 266 partite (77 gol) conquistando i campionati paulisti del 1959, 1963 e 1966.


L'ALA DELLA FANTASIA

Capitò quasi subito, alla seconda giornata di campionato, contro il Padova dei “duri”. Lo stop a domare il pallone e, prima ancora di abbozzare la finta, il pestone terribile del difensore calò come una brutale mannaia: una botta micidiale, a tacchetti spianati sulla caviglia, appena all’alba della partita. Per un istante il pubblico attese di vederlo scattare fumante di rabbia contro quell’attentato al limite del codice penale, solo per miracolo non foriero di danni. Invece, niente. Julio Botelho, in arte Julinho, si guardò attorno, più sorpreso che ferito, levando gli occhi oltre la smorfia dipinta dai baffetti sul volto sottile. Quel colpo proditorio rappresentava un “classico” del pallone, l’avvertimento del difensore scafato all’avversario dal dribbling troppo facile. Gira al largo, ragazzo, vedi di non danzare sulle punte, altrimenti oggi per te sarà dura. Il numero sette viola si rialzò senza fare una piega; uno sguardo all’arbitro, una scrollata di capo e via. La piega la fece all’arrivo del pallone successivo: un quasi impercettibile movimento del corpo, la finta anticipata, il dribbling avviato prima di toccare la sfera. Avversario beffato, un salto per evitare la tenaglia del tackle tardivo e fuga verso il gol. Così il pubblico di Firenze cominciò a conoscere il suo nuovo beniamino e forse capì, prima ancora di apprezzarne interi il talento e lo straripante genio, che quel brasiliano dal volto triste l’avrebbe portato lontano. Fino allo scudetto.
Julinho è stato la più grande ala destra della storia viola. Anche se Hamrin lo surclassò quanto a numero di reti e certo non gli volò lontano sul piano della classe pura, nessuno ha mai potuto eguagliare il campionario di finezze e invenzioni in pura calligrafia brasiliana del fuoriclasse venuto da San Paolo. Un patrimonio di delizie tecniche speso a esclusivo servizio della squadra, senza una sola concessione all’egoismo così spesso tipico dei grandi solisti.
Alto, longilineo, con una maschera da Buster Keaton a nascondere ogni emozione, era uno dei sei figli di Francisco, titolare di un negozio di alimentari a San Paolo del Brasile. La passione per il calcio, precoce come in quasi tutti i figli di quella terra, lo aveva portato a quattordici anni nella Juvenil Palmeiras, squadra rionale. Da lì, tre anni dopo, al club del Sindacato tessili e poi alla Juventus di San Paolo, da dove lo aveva prelevato la Portuguesa. Qui, da interno destro era stato trasformato in ala e aveva spiccato il volo fino alla Nazionale, con cui aveva giocato lo sfortunato Mondiale 1954, tre partite per lui e due gol, prima dell’eliminazione nei quarti a opera della Grande Ungheria. Con la Portuguesa aveva vinto il titolo paulista e la lega arbitrale brasiliana lo aveva premiato con una medaglia d’oro come l’unico giocatore senza un richiamo per ben tre stagioni consecutive. Dopo il Mondiale si era fatta avanti l’Inter, ma Julinho, cui da poco era nato un figlio, aveva rifiutato.
Non lo fa invece l’anno dopo, alla fine di luglio 1955, quando arriva l’offerta della Fiorentina. Fulvio Bernardini ha già gettato le basi per un attacco in grande stile al sogno-scudetto del presidente Befani. Per fare il decisivo salto di qualità vuole un’ala di grande fantasia, capace di innescare il grezzo ma potente centravanti friulano Virgili, e un interno di punta che possa scambiarsi agevolmente con l’ala tattica Prini. Il disegno si materializza con Julinho e Montuori. L’argentino viene acquistato quasi a scatola chiusa; il brasiliano, invece, è richiesto espressamente dal tecnico. Vengono trovati anche gli immancabili avi italiani, in omaggio alle leggi dell’epoca, che ammettono gli stranieri a patto di poterli chiamare pudicamente “oriundi”. Un piccolo comune toscano certifica che il nonno era italiano, si chiamava Botelli. Ne nascerà un pasticcio, qualcuno scoprirà che il nonno era addirittura un... sacerdote e la questione finirà in una causa di alterazione dello stato civile. Bizzarrie dei tempi. «Ho seguito questo giocatore» commenta Bernardini felice «fino dai Mondiali in Svizzera, dove mi fece una grande impressione. È un’ala “sistemista” perfetta, veloce e con un controllo di palla che ha semplicemente del meraviglioso e in più è anche un abile realizzatore, perché senza fronzoli punta diretto alla rete avversaria. L’ho scritto allora: un’ala può arrivare fino a Julinho. Non oltre». La Fiorentina non bada a spese: gli fa firmare un contratto biennale, 40 milioni vanno alla Portuguesa, 20 al giocatore, con uno stipendio mensile, premi compresi, di 350 mila lire. L’ala è lesta a calarsi nella realtà del calcio italiano. Nel debutto in campionato, a Busto Arsizio contro la Pro Patria, fa fuori tre difensori e poi, quasi dal fondo, da posizione impossibile, piega le mani al portiere con un autentico siluro. Leva appena in alto la mano, la prodezza non estorce ai tratti malinconici del volto neppure un sorriso. Soffocato dall’abbraccio dei compagni, rivela intera la propria timidezza, ma anche il tratto composto del carattere, che stride paradossalmente con l’estro che sprizza dal suo gioco. Letteralmente inarrestabile, Julinho conferma la lungimiranza dei piani di Bernardini: il suo infinito campionario di finte, arabeschi, dribbling fulminanti rappresenta l’ideale rampa di lancio per Virgili, che grazie anche all’altra sponda Montuori dà vita a un attacco micidiale. Lo scudetto arriva sulle ali del gioco, solo all’ultima giornata la squadra esce sconfitta, a opera del Genoa di Gunnar Gren. Altrettanto brillante la seconda stagione, praticamente impossibile per gli avversari prendere le misure al fuoriclasse brasiliano. Il ragazzo però è chiuso, taciturno, non fa parlare di sè se non per le prodezze sul campo. Ha un contratto biennale e a primavera del 1957 se ne torna in Brasile. Dopo l’ultima partita, 2-2 a Padova, consegna alla stampa una lettera, per ringraziare enti federali, società e tifosi che lo hanno assistito nel suo soggiorno italiano. Nasce una piccola telenovela, perché il club viola fa ovviamente di tutto per farlo recedere dal proposito di un rientro definitivo in patria, dove a trattenerlo è soprattutto qualche problema familiare, legato alla madre. In più, l’amarezza per l’esclusione dalla Nazionale, in quanto, secondo il Ct Pirillo, ormai da tempo non è abituato al “Sistema” brasiliano. Quando finalmente ritorna, sbucando dal sottopassaggio per il match casalingo con l’Udinese, il 29 settembre 1957, la folla va letteralmente in delirio. In un articolo sullo “Sport Illustrato” spiega le ragioni del suo ritardo: «Questioni strettamente personali, tanto personali che non ho ritenuto opportuno confidarle, anche se questo sarebbe stato determinante ad eliminare tanti malintesi. Smentisco i contatti col Real Madrid. Se dovessi cambiar casacca non andrei certo in un’altra società europea, ma rimarrei in Brasile... L’unico rammarico che mi rimane in questa inutile polemica è di aver forse tediato gli sportivi italiani. Ora comunque tutto è passato: sono in Italia e mi trovo, come è sempre stato fino alla mia partenza, in un clima di cordialità e di simpatia». L’addio è rimandato a fine stagione, quando, questa volta irrevocabilmente, il legame con la terra d’origine viene ristabilito, al termine comunque di una stagione giocata nuovamente a livelli strepitosi.

un ricordo del n°7 viola

Julinho (Un’ala nel vento)
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"E' morto Julinho" -
Così l''ho saputo dal mio amico Giulio che mi telefona spesso la domenica pomeriggio per scambiare qualche parola sulla Fiorentina, certe notizie non dovrebbero venir date mai, perché certa gente non dovrebbe mai morire.
Non è la morte in sé di un uomo, malandato di cuore e d'altro e che avrebbe compiuto 74 anni il prossimo 9 agosto, a costituire la parte più brutta della notizia; quello che ti lascia senza parole e che con lui è morto un altro pezzo di Fiorentina, un altro pezzo di calcio, e un altro pezzo della nostra infanzia, quando il suo nome,il nome di uno che non avevamo e non avremmo mai visto giocare, veniva evocato dai nostri padri amanti del calcio con un rispetto ed un'ammirazione tangibile e che, sentivamo superiore a quella che noi bambini riservavamo agli idoli del nostro album Panini.
"Jair" - disse una volta il padre di un mio amico - "Jair è bravo, ma noi avevamo Julinho …" - e noi bambini restavamo senza parole di fronte a quel nome che evocava lunghe corse sulla linea del fallo, terzini disseminati come i birilli di un filotto, cross bassi, cosi forti e tesi "che battevano nei piedi dei nostri o dei loro e finivano in gol, e con lui segnava anche Virgili !" .
Era una presenza ingombrante ed invisibile, ed anche seccante perché sviliva i nostri idoli, era una sorta di pietra di paragone che ci faceva sentire ancora più piccoli, sfortunati di non essere stati grandi "quando c'era Julinho…"

Qualche anno dopo, giovane, ma già adulto, in quell'età dove non sia ascoltano più incondizionatamente le sentenze dei più anziani, assistetti ad una trasmissione celebrativa sulla Fiorentina assieme ad uno di quelli che "l'avevano visto".
Il video con le clips in bianco e nero mostrava le poche immagini dei "cinegiornali" che documentavano il primo scudetto della Fiorentina ed il cronista magnificava soprattutto le doti di Julinho, descrivendolo come un fenomeno, e lasciando a noi, abituati a Causio e Claudio Sala a Domenghini e Bruno Conti, scomodi paragoni fra ricordi e fantasie.
-"Ma era così tanto forte  come lo descrive questo qua ?" - mi venne da dire da presuntuoso ventenne con un tono un po' scettico e "colui che aveva visto" mi rispose -"No, per l'amor di Dio, questo che parla non rende l'idea, sta descrivendo un giocatore di calcio e invece parla di Julinho !" -  

Perché per i tifosi della Fiorentina, Julinho non era "un calciatore"; "calciatori" erano Magnini e Cervato, Segato e Virgili, Gratton e Prini, "calciatore", fortissimo, era anche Montuori, ma Julinho no, Julinho era Julinho e basta.

Non era funambolico, ma imprendibile.
Non aveva un dribbling tutto finte e controfinte, "lui andava diritto, cascavano gli altri" - è questo  il ricordo. Segnava poco per gli standard dell'epoca (solo 22 reti in 89 partite), ma con lui segnavano tutti gli altri, "segnava anche Virgili !" - insisteva il padre del mio amico- "Una volta Julinho gli passò una palla a porta vuota, col Milan, e Pecos Bill tirò così alto e forte che il pallone andò in Viale Manfredo Fanti ! Ma con Julinho alla fine segnava anche uno come Virgili" .

Parlando strettamente in termine di ruolo Julinho era un'ala destra e se domandavi a chi assomigliasse delle moderne ali destre, se fosse un'ala "alla Jair" o "alla Causio", "alla Conti" o "alla Claudio Sala", immancabilmente  "quelli che avevano visto" dopo qualche risatina dissacrante concludevano che Julinho era "un'ala desta alla Julinho".
E basta.
Arrivò dal Portuguesa, vinse uno scudetto memorabile, giocò una finale di Coppa Campioni, poi, per motivi mai chiariti del tutto, tornò in Brasile, al Palmeiras, prima della fine della sua terza ed ultima stagione italiana.
Di lui ho visto e so poco; potrei dirvi "che aveva un piede solo", ma "coloro che avevano visto" garantiscono che bastava perché con quel piede era capace di tutto, potrei parlarvi di una vittoria, di un gol , invece vi racconto di una foto.

Una foto che almeno prima campeggiava nel vestibolo degli spogliatoi dello Stadio Comunale "Artemio Franchi", era una foto di Julinho, ma quello che colpiva era l'insieme dell'inquadratura.

Vi era ritratto, oltre al campione viola, un altro giocatore in una posa inconsueta : un calciatore in maglia a strisce verticali, quella del Lanerossi Vicenza, che si sta rialzando affannosamente con lo sguardo rivolto a Julinho, che , in piedi, sta controllando il pallone con la suola, nella posizione di chi ha appena vinto un dribbling; il corpo, dalle spalle alle caviglie, percorso da una ondulazione, sinuosa,  dolce e progressiva.

Quando la vidi, l'unica volta che sono stato in quel luogo magico, chiesi al mio accompagnatore, ovviamente uno di quelli "che avevano visto" e lui mi raccontò quello che io adesso racconto a voi.

"Julinho non era arrivato subito"- racconta il mio accompagnatore accendendosi una sigaretta, segno che la storia non sarà breve- "ma dopo che il campionato era già cominciato da qualche partita, ed una delle prime gare che gioca è a Vicenza, su un campo molto pesante.
Era stato l'ala destra del Brasile ai Mondiali di un anno e mezzo prima in Svizzera" - continua con gli occhi che guardano nel tempo -"ed era attesissimo, ma va tenuto conto che Julinho era arrivato dall'estate del Brasile all'inverno italiano e che allora in Brasile le partite in caso di pioggia venivano sospese."
Si sofferma un attimo, come se quello che deve dire gli costi fatica, poi riattacca parlando con calma per essere chiaro.
"Con queste attenuanti Julinho non tocca palla." - dice tutto d'un fiato come se fosse una bestemmia di cui vergognarsi, poi prosegue subito, quasi per cambiare discorso  - "Nel Vicenza giocava un giovane terzino (oggi si direbbe un "emergente"), Mirko Pavinato, che lo marca benissimo e che nel dopopartita si lascia scappare qualche parola di troppo, qualche parola che potrebbe essere la frase "tutto qua il fenomeno brasiliano ?" - qui si ferma e gli sfugge un sorriso.
"La cosa viene riferita a Julinho che prende appunti.
Il campionato continua, Julinho si ambienta, diviene l'uomo in più della Fiorentina più bella di sempre,una squadra grande che vince uscendo fra gli applausi anche in trasferta, una squadra che non perde mai e domina il campionato come nessuno lo ha mai dominato e lo dominerà più.
Passando di vittoria in vittoria la Fiorentina arriva al girone di ritorno ed il Vicenza restituisce la visita alla Fiorentina, su di un campo che sembra un biliardo, in una bella giornata di primavera e quel giorno Pavinato ritrova Julinho che si ricorda di Pavinato.

Julinho, oltre che di Pavinato, si ricorda anche di quello che gli avevano riferito Pavinato aveva detto di lui dopo la partita di andata e se non se lo ricorda qualcuno (maledetti toscani…) provvede a ricordarglielo.
Pavinato passa un brutto pomeriggio : dribbling di tutti i tipi, veroniche, un autentico campionario con Julinho che, contrariamente al solito, cerca il colpo spettacolare.
Il risultato è presto messo in archivio  e sul velluto Julinho è ancora più scatenato.
Se la guardi bene"- mi dice -"quella foto ha una prospettiva "strana" vieni più vicino"-

 Si avvicina alla foto e me la indica, riguardandola infatti si nota Pavinato che si rialza, ma non sul campo, bensì sulla pista d'atletica, un posto dove i calciatori di solito non vanno mai, mentre Julinho lo aspetta sulla linea del fallo e lo guarda soddisfatto, ma con l'espressione seria e triste che lo caratterizzava, quello sguardo calmo e serio sopra un naso e dei baffetti che hanno solo i croupier e le ali destre anni '50 .
"A quel punto" - riprende -", l'allenatore del Vicenza, che allora si chiamava ancora Lanerossi, si alza dalla panchina e si rivolge a Bernardini perché faccia cessare quella mattanza.
Era un altro calcio, un calcio nel quale non c'erano le sostituzioni e l'unico modo per sottrarre Pavinato a quello scempio era l'intervento di Fulvio Bernardini"- conclude senza dar segni che adesso che si può cambiare mezza squadra le cose gli appaiano migliori; spegne la sigaretta e mi prende sottobraccio e continua- "Un intervento, autorevole, che arriva subito, proprio perché quello è un altro calcio, e basta un cenno di "Fuffo" perché Julinho esca di partita, passando la palla sempre di prima senza più torturare il povero Pavinato.
Questa, caro mio, è la storia di quella foto.

La storia di Julinho sarebbe più lunga e chi non l'ha visto non può credere quanto fosse formidabile, vinse quello scudetto e se fosse rimasto forse ne avrebbe vinto qualcun altro, ma adesso questo non conta più"-
Uscimmo da quel luogo incantato entrando nella primavera di Firenze col rumore del vento che muoveva le foglie che sembrava il brusìo lontano di un pubblico in festa.

E' così che mi hanno disegnato il mito di Julio Botelho, detto Julinho; un mito non può non avere contorni sfumati, se no che mito sarebbe.

Leggerete altrove ricordi più dettagliati e migliori del mio, degni di un grande calciatore che non fu Campione del Mondo solo perché aveva lasciato prima la sua maglia sulle spalle di Garrincha, che non è come "perdere il posto in nazionale".
Adesso Julinho e Garrincha si ritroveranno assieme e due ali così non le hanno mai viste neppure fra gli angeli.

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AMARCORD VIOLA !
« Risposta #27 il: Gennaio 23, 2007, 09:02:51 pm »







Andrea

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« Risposta #28 il: Febbraio 17, 2007, 09:40:25 am »


Evento: Fiorentina-Ranger Glasgow
Data evento: 17 Maggio 1961
Settore dello stadio: dist
Luogo: Glasgow
Nazione: Scozia
"Non compriamo uno qualunque, tanto per fare qualunquismo!"
G.Trapattoni, Firenze 1999
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Andrea

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1974, fiorentina-lazio
« Risposta #29 il: Febbraio 17, 2007, 09:42:42 am »


Evento: Fiorentina-Lazio
Data evento: Febbraio 1974
Settore dello stadio: curva ferrovia
Luogo: firenze
Nazione: italia
"Non compriamo uno qualunque, tanto per fare qualunquismo!"
G.Trapattoni, Firenze 1999
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